Oggi su #WIRED un articolo sugli #NFT.

Mi piacerebbe condividere alcune mie riflessioni:

1) – Ambiente (non solo Ethereum!):

Usare blockchain già basate sul metodo di consenso (PoS) risolve già ORA il problema dell’inquinamento generato dai miners (ethereum è la più usata, ma di certo allo stato attuale non è la migliore essendo PoW) – Waves blockchain utilizzata da INarte.it è da sempre proof-of-stake.

2) – I limiti degli NFT

Come evidenziato nell’articolo gli NFT non contengono la vera e propria opera d’arte <<La scorciatoia individuata è stata di inserire all’interno del blocco certificato soltanto il link all’immagine e magari una forma compressa della stessa>>

Al punto 2) aggiungerei (non è stato evidenziato) che su blockchain in fase di tokenizzazione viene registrato anche l’HASH del file (l’impronta crittografica unica) insieme ad altri metadati. L’Hash rende il file unico (copia originale) ma soprattutto va a risolvere il “problema” dell’archiviazione. L’artista infatti può archiviare il file tokenizzato ovunque (sito personale, cloud, IPFS AWS, S3 ecc) o addirittura distribuirlo al mondo intero. Sarà sempre l’artista/collezionista a riconosce i diritti associati all’opera al solo e unico wallet in cui è presente l’NFT.

Per studi professionali #avvocati, c’è tanto lavoro da fare in quanto un #NFT può essere tutelato proprio come qualsiasi altro bene nel mondo reale. Con un NFT resta fermo il diritto di paternità, ma tutto il resto è ancora da costruire!

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